BIOGRAFIA
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BIOGRAFIA

Classe 1981, nasce a Salerno dove frequenta il Liceo Artistico Statale Andrea Sabatini. Qui ha l'occasione di apprendere le metodologie e le tecniche pittoriche, scultoree e architettoniche confrontandosi con insegnati-artisti di rilievo nazionale ed internazionale come Franco Longo o Pino Latronico, focalizzando la sua attenzione in modo particolare sulle espressioni artistiche del '900.

 

Dal 1998 inizia il suo percorso creativo caratterizzato da una costante ricerca di nuove espressioni, ma le cui basi partono da precisi punti fermi: artistici, quali il materialismo di Alberto Burri e lo spazialismo di Lucio Fontana; filosofici, quali l'idealismo di Platone e l'ontologia di Emanuele Severino.

 

La sua arte mal si adatta a essere ingabbiata in una corrente definita: parte da un concetto che per essere espresso si affida all’uso dei materiali più vari: dai prodotti industriali come vernici, smalti, tempere, stucchi, a diversi elementi da poco entrati nella tradizione del fare artistico, quali imballaggi, stoffe inutilizzabili, cavi elettrici.

Il suo pensiero si concretizza in una visione che riduce tutto a una forma meramente astratta e che di rado accenna ad un abbozzato figurativismo, portando all’interno di una stessa superficie ampi spazi di pace apparente interrotti da improvvisi conflitti materici.

 

L’assenza di cornici manifesta l’intenzione di collocare il quadro in dialogo con l’ambiente circostante e di sospenderlo in una dimensione atemporale, come in un dialogo tra pieni e vuoti, tra essere e non essere, tra palpabile materia e impalpabile atmosfera.

 

DICONO DI LUI

“La materia invade gli spazi pittorici e gioca con il colore una partita che affascina lo spettatore-fruitore, quasi annichilito dalla forza espressiva dell’opera. Rimandi alla realtà più concreta, meno adulterata, quanto più lontana dall’addomesticato catodico e dall’enfasi patinata ed allusiva della pubblicità. Un bagno salutare in quel che esiste davvero, e che non possiamo ignorare”.

(B. Palomba, curatore d'arte, artista e musicista, su "Cautha")

 

"l’opera qui non è soltanto elaborazione intellettuale e artistica dell’autore, ma va ad assumere una valenza di testimonianza, di documentazione. L’utilizzo metaforico dell’apporto materico tocca le vette dell’espressività mediante l’intervento di G. Puglia che riesce col suo lavoro non solo ad appagare il nostro senso estetico, sollecitato dal rigore formale e compositivo, ma anche a instillare un pensiero impregnato di coscienza civile”.

(B. Palomba, curatore d'arte, artista e musicista, su “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”)

 

"Gianluca Puglia, con l'acutezza che gli è propria, coglie perfettamente nel segno e, per questo 'doppiosenso', presenta un dittico di grande effetto e di pregnante aderenza al tema.

Piuttosto che stare ad interrogarsi sui massimi sistemi o andare a impelagarsi in diatribe su bene/male, alto/basso, bello/brutto, sceglie un approccio gioioso ma arguto, perfettamente in linea con quella 'leggerezza' che l'Arte sa assumere quando vuole comunicare senza pedanteria. Ma, se l'assunto è giocoso, è estremamente serio lo svolgimento, con la drammatica presenza materica di 'Don't worry', che incombe come un piccolo, ma pesantissimo macigno e con la levità di 'Be happy', un inno gioioso e giocoso, un invito a cui non vogliamo sottrarci”.

(B. Palomba, curatore d'arte, artista e musicista, su “Don't Worry. Be Happy!”)

 

"Nella cifra stilistica di Gianluca Puglia risuonano – anche per sua ammissione – gli echi dell’esperienza artistica della pittura materica ed informale, dello “spazio che invade” e della sapiente manipolazione di materiali, sulla scia di straordinarie stagioni artistiche, che svelarono anche le enormi potenzialità di elementi “rifiutati”, poi assurti a dignità artistica nei loro rimpasti su tela. I materiali usati dall’artista sono attualizzati, decisa è la loro irruzione nelle tavole, che si combina ad una scelta di colori – predominano i neri, i rossi e gli ori – che richiamano non solo gli abissi della mente, le sue angosce e le sue distruzioni, ma anche la luce foriera di vita e di fertilità, come accade nella suggestione bicromatica oro-nero della tavola “Cautha” – primigènia divinità solare nella mitologia etrusca – esplosione di raggi in un’alba primordiale che sottrae l’universo alle tenebre.

La mente, attraversata da esperienze che riflettono la disintegrazione della realtà in mille rivoli e frammenti, conserva la capacità di risposta alle sollecitazioni emozionali primarie e ritrova un rigore nella geometria espressiva delle forme. Le opere, da riflessive ed individuali, si aprono ad una prospettiva ampia, succede per Sisma, WTC-Collapse o Vesuvio, dove il rischio della tragedia o il suo accadere tragico – dalla terra che trema per il terremoto al crollo delle Torri Gemelle – esprimono l’annichilimento dell’artista, ed ogni immagine viene inghiottita nel nero assoluto e totale.

Di contro siamo al cospetto di Dorsali con la sinuosità di una costa che attraversa per intero la tela-mare e rimanda alla capacità generatrice della terra ed al corpo femminile. In sintesi “…si tratta di capire che la costruzione e la distruzione hanno la stessa anima…” (E. Severino) ed i processi caotici e fervidi che pervadono ogni realtà, fisica ed emozionale, si ripropongono pienamente nell’artista".

(dott.ssa Marisa Paladino, redattrice per Salerno rivista on-line Oltrecultura.com)

 

"La divisione della parola in due, fatta da Gianluca, mette in risalto i due elementi sostanziali rafforzandone il concetto:

il greco ghénos... razza ed il latino caedo... uccidere.

Da sole le parole assurgono ad un alto significato simbolico...

* Razza... Nazione... Popolo... Etnia... Religione... C'è il senso di Appartenenza e di Orgoglio.

* Uccidere... provocare la morte... privare della vita... C'è il senso della Violenza e della Sopraffazione."

(D. Cerone, artista e curatore, su “Geno-Cide”)

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